L'atteggiamento dei giovani lavoratori verso il consumo di ecstasy e di altre droghe: un confronto fra consumatori e non consumatori della Valdinievole

Roberta Milanese, Lucia Zanellato, Claudio Fasola, Massimiliano Pastore

1. Introduzione

Il lavoro qui presentato fa seguito ai risultati di una ricerca già illustrata in questa sede (Milanese et al. 2000), nella quale era stato indagato l’atteggiamento di giovani studenti delle scuole superiore nei confronti delle nuove droghe di sintesi.
Per la presente ricerca è stato selezionato un nuovo gruppo che ha visto coinvolto 316 lavoratori della Valdinievole .
Considerando come le più recenti teorie suggeriscono che un’analisi strutturale degli atteggiamenti potrebbe aumentare la possibilità di predire alcuni comportamenti (Ajzen & Driver, 1991), si è deciso di prendere in esame la struttura dell’atteggiamento verso l’uso di ecstasy lungo due dimensioni: la componente emotiva e la componente cognitiva. Queste due dimensioni vengono configurate da fonti d’informazioni che sono qualitativamente diverse (Eagly & Chaiken, 1995): la componente emotiva è il risultato delle esperienze dirette del soggetto (Breckler & Wiggins, 1993; Crites et al. 1994), mentre la componente cognitiva è basata sulla rappresentazione dell’esperienza altrui e delle caratteristiche attribuite alle persone che ne sono protagoniste (Breckler & Wiggins, 1995; Crites et al. 1994). Inoltre giocano un ruolo importante le informazioni che provengono dai mass media. In questo modo il costrutto “atteggiamento” può essere interpretato come un sistema organizzativo dinamico in cui questa base di informazioni influenza la costruzione degli atteggiamenti, i quali agiscono a loro volta nel guidare le azioni e le esperienze del soggetto. Un atteggiamento positivo può essere l’antecedente di un’azione che, successivamente, concorre a costruire quelle stesse rappresentazioni che potrebbero cambiare l’atteggiamento originale.
L’obiettivo della ricerca, oltre ad ottenere dati di tipo prettamente epidemiologico, si configura nell’analisi dell’atteggiamento dei giovani lavoratori nei confronti delle droghe in generale e delle cosiddette “nuove droghe” in particolare (Bagozzi, 1996; Gatti, 1998).

2. I soggetti
La ricerca ha interessato 346 lavoratori, che hanno effettuato una visita presso le due sedi di Medicina del lavoro della Valdinievole nel periodo compreso tra giugno e novembre 2000. Sono stati sottoposti al questionario solo i soggetti di età compresa fra i 15 e i 24 anni (età media 19,1 anni), in modo tale da coprire la fascia di età ritenuta essere quella di maggior consumo dell’ecstasy . Il 55,2% dei soggetti intervistati sono di sesso maschile, il 44,8% di sesso femminile.
I titoli di studio prevalenti sono quelli di licenza media inferiore (50,6%), e di licenza media superiore (42,5%), seguiti dal corso professionale (5,5%) e dalla licenza elementare (1,2%). Per quanto riguarda il tipo di attività lavorativa svolta, la maggior parte dei soggetti esercita l’attività di apprendista (77,7%), il 5,8% di operaio, il 5,5% di dipendente privato, il 2% di dipendente pubblico, l’1,4% di artigiano ed il 2,6% risultava disoccupato. Il 37% dei giovani erano alla loro prima esperienza lavorativa, contro un 62,7% che aveva già lavorato in precedenza con varie qualifiche.
Il 9,5% dei ragazzi intervistati aveva dichiarato di avere o aver avuto qualche familiare con problemi di abuso di sostanze psicotrope (alcol, psicofarmaci e altre droghe).

3. Lo strumento di indagine
Ai soggetti appartenenti al gruppo di ricerca è stato somministrato un questionario validato, con precedenti ricerche, su una popolazione studentesca (Zanellato e Melosi, 1999; Milanese et al., 2000).
Nella versione utilizzata, per la sua applicazione al mondo del lavoro, sono state apportate solo alcune modifiche relative al tipo di attività lavorativa svolta dal soggetto, mantenendo invece immutata tutta la parte relativa all’indagine sul consumo di sostanze e la scala di atteggiamento finale.
Il questionario risulta quindi composto da due parti: la prima deputata alla raccolta di dati relativi alle condizioni socio-anagrafico e all’uso di sostanze stupefacenti, la seconda rivolta all’individuazione degli atteggiamenti che contraddistinguono l’uso di sostanze psicotrope ed in particolare le nuove droghe sintetiche.
Il questionario è stato somministrato ai giovani lavoratori dalle infermiere della Medicina del Lavoro al termine della visita di controllo. Le infermiere erano state informate della modalità da utilizzare per presentare il questionario in modo tale da rendere la procedura di somministrazione il più uniforme possibile.

4. Metodologia e analisi dei dati

4.1 La validazione del modello fattoriale sul gruppo di lavoratori  

Il modello fattoriale ottenuto dalla ricerca che aveva visto coinvolti gli studenti (vedi Figura 1) è stato sottoposto a validazione sul gruppo dei lavoratori ottenendo dei buoni indici di adattamento. La tecnica utilizzata per il confronto è la “Multy-sample analysis” (Jöreskog & Sörbom, 1996; Bollen, 1989). Tale tecnica prevede di analizzare in sequenza una serie di ipotesi di uguaglianza tra i parametri del modello nei due gruppi, ipotesi dapprima generali (omogeneità delle matrici di covarianza) e poi via via più ristrette.  L’analisi “multigruppo”, effettuata con LISREL (Linear Structural Relationship), produce una serie di indici di adattamento generali (Chi-quadrato, RMSEA , GFI , ecc.) ed alcuni indici relativi a ciascun gruppo (Chi-quadrato relativo, RMR e GFI). Attraverso la lettura di tali indici è possibile valutare il grado di adattamento del modello.
Il valore del Chi-quadrato per 13 gradi di libertà è uguale a 48,94 (p<.001), l’RMR è risultata uguale a 1.93 e l’RMSEA a 0.094. L’indice di bontà di adattamento GFI risulta molto alto (0.96) al pari dell’AGFI (0.91). Possiamo quindi ritenere quello creato per gli studenti un buon modello anche nel rappresentare la struttura degli atteggiamenti dei lavoratori.
Come si osserva nella figura 2, il modello emerso per il gruppo dei lavoratori comprende ancora i tre costrutti di base: il primo costrutto “Motivazioni attribuite al consumatore (KSI 1) costituito dai fattori “Affermazione di sé”, “Coesione di gruppo” e “Aspetto entactogeno”;  il secondo costrutto “Percezione dei rischi connessi all’uso di ecstasy” (KSI 2), costituito dall’unico fattore “Percezione della pericolosità”)e il terzo “Percezione del consumatore di ecstasy come tossicodipendente” (KSI 3), comprendente i fattori Dipendenza, Atteggiamento negativo verso gli altri, Connotazione negativa dell’assuntore di ecstasy.
In tabella 1 sono quindi riportati i valori dei parametri lambda, che esprimono la “forza del legame” tra le variabili osservate (i punteggi alle sette scale) e i tre fattori latenti (x1, x2, x3). Dalla lettura della tabella si può osservare come i valori dei parametri siano molto simili, fra i due gruppi, senza differenze apprezzabili.

Gruppo Lavoratori

Gruppo Studenti

Fattori Latenti

Fattori Latenti

Fattori Osservati

Affermazione di se

0.67

--

--

0.67

--

--

Coesione di gruppo

0.87

--

--

0.97

--

--

Aspetto entactogeno

0.50

--

--

0.67

--

--

Percezione della pericolosità

--

0.92

--

--

0.92

--

Dipendenza

--

--

0.77

--

--

0.77

Atteggiamento negativo verso gli altri

--

--

0.76

--

--

0.73

Connotazione negativa dell’assuntore di ecstasy

--

--

0.93

--

--

0.92

 

 Tabella 1: Matrici dei lambda (soluzione completamente standardizzata e a metrica comune)


 

 Figura 1: Modello fattoriale relativo al gruppo di studenti

 Figura 2: Modello fattoriale relativo al gruppo di lavoratori

Sebbene la struttura dei modelli per studenti e lavoratori sia omogenea, si rileva però una significativa differenza nella correlazione fra i diversi costrutti. Difatti, se il costrutto “Motivazioni attribuite al consumatore” appare ancora correlato positivamente (Φ = 0.58) con il secondo costrutto “Percezione dei rischi connessi all’uso di ecstasy” e negativamente (Φ = - 0,16) con il terzo “Percezione del consumatore di ecstasy come tossicodipendente”, come per gli studenti, il secondo e il terzo costrutto sono correlati fra loro (Φ = 0,06) in maniera positiva invece che negativa (sebbene con un indice di correlazione piuttosto basso). Questo dato sembrerebbe suggerire che per i lavoratori, a differenza che per gli studenti, la pericolosità della sostanza “ecstasy” appare essere una caratteristica fondamentale per connotare coloro che la assumono quali tossicodipendenti. In altri termini, il ritenere l’ecstasy una sostanza psicotropa meno pericolosa delle altre (quali eroina, cocaina e LSD) non è di per sé sufficiente a far sì che i suoi assuntori siano connotati positivamente rispetto alle caratteristiche generalmente attribuite allo stereotipo del “tossicodipendente”, né che la sostanza venga considerata meno rilevante al fine di sviluppare una dipendenza. La correlazione positiva fra i due fattori sembrerebbe piuttosto andare nella direzione contraria, sebbene tale relazione sia decisamente debole.

Gruppo Lavoratori

Gruppo Studenti

Correlazione fra costrutti Φ

KSI 1

KSI 2

KSI 3

KSI 1

KSI 2

KSI 3

Motivazioni attribuite al consumatore (KSI 1)

-

0.58

- 0,16

-

0,41

-0,39

Percezione dei rischi connessi all’uso di ecstasy  (KSI 2)

0.58

-

0,06

0,41

-

-0,19

Percezione del consumatore di ecstasy come tossicodipendente  (KSI 3)

- 0,16

0,06

-

-0,39

-0,19

-

Tabella 2: Confronto correlazione fra fattori nel gruppo studenti e nel gruppo lavoratori

5. La rappresentazione del consumatore di ecstasy
In questo paragrafo vengono presentate le diverse rappresentazioni del consumatore di ecstasy emerse dalla somministrazione del questionario ed inoltre, quando presenti vengono evidenziate le differenze del gruppo dei lavoratori rispetto al gruppo di studenti analizzato nella precedente ricerca.
Relativamente allo stereotipo di tossicodipendente è stato chiesto ai soggetti se chi assume ecstasy dovesse essere considerato un drogato. Il 30% ha risposto in modo negativo, contro un 66,5% di risposte affermative (vedi Tabella 3). I due gruppi di soggetti differiscono in maniera significativa nelle risposte alla scala di atteggiamento relativamente a tutti i fattori del terzo costrutto (Dipendenza, Atteggiamento negativo verso gli altri, Connotazione negativa dell’assuntore di ecstasy) e al fattore Coesione di gruppo (vedi Tabella 4). In particolare, coloro che ritengono l’assuntore di ecstasy un drogato tendono a connotarlo in maniera maggiormente negativa e a sovrastimare il rischio di dipendenza psicologica e fisica legata al consumo di questa sostanza. Parallelamente, gli stessi tendono a svalutare l’ecstasy quale strumento in grado di aumentare la coesione di gruppo rispetto agli altri.

 

F.

%

Si

230

66,5

No

105

30,3

Non risponde

11

3,2

Totale

346

100,0

 Tabella 3: Stereotipo  Tossicodipendente

Chi prende ecstasy è un drogato?

F

p

gdl

Coesione di gruppo

7,770

0,006

286,1

Dipendenza

19,170

0,001

286,1

Connotazione negativa del consumatore

25,687

0,001

286,1

Atteggiamento negativo verso gli altri

11,708

0,001

286,1

Tabella 4: Visione del consumatore di ecstasy

Se si confrontano questi dati con quelli emersi nella ricerca con gli studenti, si può osservare come l’atteggiamento dei lavoratori nei confronti dell’ecstasy appaia molto più univoco e coerente di quello riscontrato fra gli studenti, che presentava invece forti contraddizioni e ambivalenze. Il gruppo dei lavoratori sembra avere una percezione “monolitica” della sostanza, con una divisione piuttosto marcata fra coloro che la considerano una “droga” a tutti gli effetti e coloro che invece ne sottostimano i rischi. Questa maggiore “rigidità” nell’atteggiamento potrebbe rappresentare un fattore protettivo nei confronti dell’uso della sostanza per coloro che la percepiscono come droga, ma allo stesso tempo un fattore di “resistenza al cambiamento” da parte di coloro che ne hanno invece un’immagine più positiva. Elementi che vanno attentamente considerati nel momento in cui ci si ponga in un’ottica di tipo preventivo o di intervento diretto rispetto a questa popolazione.
Per indagare in maniera più approfondita le rappresentazioni che i ragazzi hanno delle diverse droghe in relazione al fenomeno “tossicodipendenza”, è stato chiesto di indicare quale sostanza dovesse essere assunta da una persona affinché questa potesse essere considerata “tossicodipendente”. In linea con quanto riportato nella letteratura e rilevato nella precedente ricerca, l’80% dei soggetti ha indicato l’eroina come sostanza che connota la tossicodipendenza, il 71,9% la cocaina, il 56,9% l’ecstasy, il 33,8%, gli psicofarmaci, il 24,3% i derivati della cannabis, il 16,4% gli allucinogeni, l’8,4% indica altre sostanze, il 7,8% non risponde (vedi Tabella 6) (i soggetti potevano segnare più di una risposta).
Anche alla domanda “quali sostanze sono dannose” spiccano ai primi posti la cocaina (90,7% dei soggetti) e l’eroina (90,5%), seguite da ecstasy (85,5%), LSD (82,1%), psicofarmaci (65%) e derivati della cannabis (44,8%) (vedi Tabella 5).

 

Secondo te è un drogato chi prende…

Quali sostanze sono dannose

 

F.

%  risposte

%  soggetti

F.

%  risposte

%  soggetti

Non risponde

27

2,3

7,8

20

1,2

5,8

Hashish o Marijuana 

84

7,2

24,3

155

9,6

44,8

Ecstasy

197

16,8

56,9

296

18,3

85,5

Cocaina

249

21,2

71,9

314

19,5

90,7

Eroina

277

23,6

80,0

313

19,4

90,5

Psicofarmaci

117

10,0

33,8

225

14,0

65

LSD

192

16,4

55,5

284

17,6

82,1

Altro

29

2,5

8,4

7

0,4

2

Totale

1172

100,0

-

1614

100,0

-

Tabella 5:  Sostanze che caratterizzano il drogato ed indice di pericolosità delle sostanze

L’ordine di importanza attribuito alla pericolosità delle sostanze riflette sostanzialmente questa distribuzione (vedi Tabella 6).

 

1º posto

2º posto

3º posto

4º posto

5º posto

6º posto

Sostanze più dannose

F.

%

F.

%

F.

%

F.

%

F.

%

F.

%

Non risponde

57

16,5

59

17,1

63

18,2

87

25,1

129

37,3

211

61,0

Eroina

166

48,0

65

18,8

38

11,0

14

4,0

4

1,2

-

-

LSD

48

13,9

46

13,3

83

24,0

54

15,6

22

6,4

4

1,2

Cocaina

45

13,0

116

33,5

56

16,2

32

9,2

25

7,2

1

0,3

Ecstasy

28

8,1

46

13,3

73

21,1

85

24,6

37

10,7

2

0,6

Psicofarmaci

1

0,3

12

3,5

30

8,7

62

17,9

94

27,2

20

5,8

Hashish o Marijuana 

1

0,3

1

0,3

3

0,9

11

3,2

35

10,1

106

30,6

Altro

0

0

1

0,3

-

-

1

0,3

2

0,6

Totale

346

100

346

100

346

100

346

100

346

100

346

100

 

 

 

 

 

Tabella 6: Graduatoria delle sostanze relativa alla dimensione danno

La “droga” per eccellenza continua quindi ad essere l’eroina, come rilevato in tutte le ricerche sul tema, seguita a breve spazio dalla cocaina, entrambe sostanze tradizionalmente considerate droghe “pesanti”. Allo stesso modo, ancora una volta viene rilevato come i derivati della cannabis non siano considerati una vera e propria droga da più del 50% dei ragazzi, che le definiscono come sostanze non dannose, che non portano alla dipendenza. Questo è stato rilevato anche nel gruppo di studenti e in numerose altre ricerche, tra cui ricordiamo quella già citata di Gatti (1998), la più recente di Guerrera e Izzo (1999) e quella “Gioedro” . Queste ricerche hanno evidenziato come gran parte dei giovani non diano alcuna connotazione negativa ai derivati della cannabis, ed anzi  in alcuni casi ne abbiano una percezione positiva.
A differenza di quanto emerso fra gli studenti (in cui l’ecstasy era indicata come dannosa dal 67,9% dei soggetti), i lavoratori, per quanto riguarda la risposta a questa domanda, presentano tendenzialmente un’immagine della sostanza come più dannosa, più assimilabile da questo punto di vista alle sostanze “pesanti” che non a quelle leggere.
 Nonostante i lavoratori sembrino mostrare una percezione dell’ecstasy tendenzialmente più negativa rispetto a quello degli studenti nelle risposte alle domande chiuse, la tendenza si inverte nelle risposte alla scala di atteggiamento, in cui i lavoratori dimostrano un atteggiamento nettamente più positivo degli studenti, in tutti e tre i costrutti (vedi Tabella 7 ).

Studenti/Lavoratori

F

p

gdl

Affermazione di sé

12,044

,001

1282,1

Coesione di gruppo

11,136

,001

1282,1

Percezione della pericolosità

19,626

,001

1282,1

Dipendenza*

3,778

,052

1282,1

Atteggiamento negativo verso gli altri

4,910

,027

1282,1

Tabella 7: Differenze rispetto alla scala di atteggiamento* tendenze alla significatività

 In particolare, i lavoratori considerano chi prende ecstasy come un leader, che assume tale sostanza come mezzo per affermare se stesso ed acquisire maggiore sicurezza, in maniera significativamente maggiore rispetto agli studenti. I lavoratori sottolineano poi maggiormente anche la capacità che ha l’uso di tale sostanza nell’aumentare la coesione del gruppo di pari, nel far sentire più vicini gli uni agli altri e più accettati dal gruppo. Analogamente, i lavoratori tendono a sottostimare la pericolosità dell’ecstasy rispetto agli altri tipi di sostanze psicotrope, relativamente sia a forme di dipendenza fisica che psicologica. Anche le immagini dell’assuntore è più positiva per i lavoratori, che sottolineano in maniera minore, rispetto agli studenti,  l'atteggiamento negativo che il consumatore ha nei confronti del prossimo, nei termini di inaffidabilità e mancanza di rispetto per la propria famiglia e le altre persone in generale.
Sembra dunque che ad un livello più immediato e superficiale i lavoratori tendano con facilità ad assimilare chi prende ecstasy alla figura del “tossicodipendente”, ma ad una analisi più approfondita, si evidenzia un atteggiamento diverso, molto più favorevole alla sostanza, se comparato con quello degli studenti. In altri termini, anche se i lavoratori tendono ad attribuire con facilità al consumatore di ecstasy l’etichetta di “tossicodipendente”, in realtà questo non comporta da parte loro l’attribuzione di tutte le caratteristiche negative che vengono stereotipicamente connesse con questo ruolo.
Sulla scia dei dati precedentemente esposti, infine, si collocano le risposte relative alla legalizzazione delle sostanze. Mentre ben il 43,1% dei soggetti è favorevole alla legalizzazione dei derivati della cannabis, solo l’11% è favorevole alla legalizzazione dell’ecstasy e il 9,2% a quella dell’eroina (vedi Tabella 9).
L’analisi della varianza ha inoltre evidenziato delle differenze di atteggiamento significative fra i soggetti favorevoli alla legalizzazione dell’ecstasy e quelli contrari relativamente a tutte le scale del primo costrutto (vedi Tabella 10).

Sei Favorevole alla legalizzazione di…

Si

No

Non risponde

F

%

F

%

F

%

 Hashish o Marijuana 

149

43,1

180

52

17

4,9

 Ecstasy

38

11

285

82,4

23

6,6

 Eroina

32

9,2

291

84,1

23

6,6

  Tabella 9: Posizione relativa alla legalizzazione.

Favorevole alla legalizzazione

F

p

gdl

Affermazione di sé

13,018

0,001

286,1

Coesione di gruppo

9,186

0,003

286,1

Aspetto entactogeno

5,630

0,018

286,1

  Tabella 10: Differenze rispetto alla legalizzazione

Come prevedibile, i ragazzi favorevoli alla legalizzazione tendono ad attribuire all’ecstasy una maggiore quantità di caratteristiche positive, in rapporto sia alla relazione del soggetto con se stesso che con gli altri, sia alle caratteristiche entactogene ed empatogene della sostanza.

6. Conclusioni
Dall’analisi dei dati esposti, emergono alcuni aspetti interessanti relativi ai nuovi stili di consumo di sostanze psicotrope da parte dei giovani intervistati, così come una sorta di “fotografia” delle loro modalità di percezione e rappresentazione di tali sostanze e del loro utilizzo
Per quanto riguarda gli aspetti prettamente epidemiologici, la prima importante considerazione è relativa alle percentuali di uso di ecstasy rilevate tra i lavoratori del gruppo di ricerca. Se si considera che le medie di consumo dell’ecstasy in Europa sono stimate essere tra il 3% e il 5%, la percentuale del 6,3% riscontrata appare piuttosto elevata, soprattutto in considerazione delle caratteristiche decisamente non “metropolitane” della zona Valdinievole. E’ opportuno ricordare inoltre come le stime rilevate in questi tipi di ricerche siano da considerarsi sempre inferiori alla realtà di consumo, come testimoniato anche dalla discreta percentuale di ragazzi che non hanno risposto alla domanda “Hai mai preso delle pastiglie di ecstasy?” (2,6%).
I giovani lavoratori presentano poi percentuali di consumo significativamente alte anche in relazione all’uso di ad altre sostanze, fra cui spiccano la cannabis (28,4) e la cocaina (3,3%). Quest’ultimo dato, perfettamente in linea con quanto riscontrato in altre ricerche epidemiologiche, evidenzia come la cocaina sembri essere una sostanza a sempre maggior diffusione anche al di fuori di quella cerchia “elitaria” cui fino a qualche tempo fa appariva limitata.
I risultati emersi relativamente al consumo di tutte le sostanze e alle loro correlazioni, inoltre, sembrano indicare l’emergere di nuove tipologie di consumatori e di nuovi stili di fruizione delle sostanze, basti pensare al pattern di consumo che vede correlate fra loro sostanze come ecstasy, cocaina  e cannabis nei soggetti della ricerca. Si è dunque di fronte ad uno stile di consumo di sostanze psicotrope piuttosto particolare e composito, caratterizzato dal passaggio dall’uso di sostanze passivizzanti all’uso di sostanze attivizzanti, in cui la tipologia di utilizzo non è più inquadrabile nei termini della semplice dicotomia “uso di sostanze leggere/pesanti”. Attualmente, pensare al consumo di ecstasy come a qualcosa di completamente sconnesso dalla realtà di utilizzo di altre sostanze, anche di sostanze “pesanti”, appare ormai fuorviante. Il consumatore di ecstasy del 2000, infatti, sembra ricercare lo “sballo” mediante l’assunzione di sostanze diverse, sebbene tutte accomunate dalla marcata tendenza ad aumentare la performance del soggetto e ad annullare ogni inibizione o blocco nelle relazioni con gli altri. 
Un altro dato molto significativo, è l’assenza di differenze significative nel consumo di tutte le sostanze psicotrope considerate nella ricerca (ecstasy in testa) fra i maschi e le femmine. Sembrerebbe dunque che la marcata selettività per sesso tipica della tossicodipendenza da eroina (in un rapporto generalmente 6:1 fra maschi e femmine), venga meno nel momento in cui si considerino altri tipi di sostanze, di natura più prettamente “ricreazionale” ed altri stili di consumo, sebbene i maschi presentino comunque un atteggiamento tendenzialmente più favorevole nella percezione dell’ecstasy rispetto alle femmine.
Per quanto riguarda l’analisi degli atteggiamenti rispetto all’uso di ecstasy, un primo dato interessante è relativo allo scarso modificarsi dell’atteggiamento con il progredire dell’età fra i giovani lavoratori, in contrasto con quanto emerso da altre ricerche. Con l’aumentare del livello di età non si assiste infatti a quella graduale trasformazione di percezione della sostanza, nei suoi aspetti, sia positivi che negativi, che era emersa nel caso degli studenti. Analogamente, con l’aumentare della scolarità dei lavoratori aumenta anche la consapevolezza di una maggiore pericolosità dell’ecstasy. A questo proposito, appare plausibile ipotizzare che gli studenti, a differenza dei giovani lavoratori, siano sottoposti ad una maggiore quantità di sollecitazioni e stimoli nel corso della propria carriera scolastica, in grado di guidarli gradatamente a modificare i propri atteggiamenti anche in relazione all’uso delle sostanze psicotrope. I lavoratori, al contrario, avrebbero minori opportunità di confronto e riflessione su questo tema, al di là dei rapporti con i pari e le informazioni ricevute tramite i mass media (come emerso anche dai dati sulle informazioni ricevute).
L’importanza che un’istituzione come quella scolastica possa rivestire nella modificazione degli atteggiamenti dei giovani, anche rispetto all’uso di sostanze, appare quindi piuttosto rilevante. Questo dato sembrerebbe indicare la necessità di strutturare delle attività preventive, relativamente alle sostanze psicotrope, già a partire dalla scuola dell’obbligo, in modo tale da coinvolgere il più possibile anche coloro che non proseguiranno negli studi, e di prevedere analoghi interventi informativi e di promozione alla salute in ambito lavorativo.

Riferimenti Bibliografici

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Zanellato L., Melosi S., Milanese R. (1999): Ecstasy: una ricerca esplorativa su rappresentazioni e significati dei giovani. Bollettino per le farmacodipendenze e l’alcolismo, Ministero della Sanità, XXII (2), pp.14-20.

Note


Sito internet: http://www.ausl1ps.marche.it/Gioedro.html

Si ringrazia l’ASL della Valdinievole per la concessione dei dati.

Varie indagini hanno confermato che il consumo di ecstasy inizia molto precocemente, intorno ai 15-16 anni, e che la maggior parte dei consumatori si collocano fra i 16 e i 25 anni di età (Bagozzi, 1996; Giannelli et al., 1999).

Root Mean Squared Error of Approximation, media quadratica basata sugli errori di approssimazione.

Goodness of Fit Index, indice di buon adattamento, varia tra 0 e 1, più si avvicina ad 1 più esprime un buon adattamento (Jöreskog & Sörbom, 1996).

Root Mean Squared Residuals, media quadratica basata sui residui.

Adjusted Goodenes of Fit Index, indice corretto di bontà di adattamento.