Droghe: Tossicofilie e Tossicodipendenza

Alessandro Salvini, Ines Testoni e Adriano Zamperini (a cura di)

pagine 416

euro 23,50

2002

Utet, Torino

Droga non è soltanto eroina, cocaina, ecstasy. Droga è qualsiasi sostanza in grado di modificare gli stati neurofisiologici e i correlati stati mentali. Sono quindi droghe anche l ’alcool ,il tabacco e alcuni farmaci, anche se non vengono considerati tali perché non sembrano mettere in pericolo norme morali o regole sociali. Scritto per psicologi, medici e operatori del settore, e destinato a chiunque desideri un ’informazione scientificamente qualificata, questo libro offre una trattazione dettagliata delle sostanze psicoattive più frequentemente usate, di cui considera gli effetti principali e collaterali, sotto il profilo psicofarmacologico e quello sociale e clinico, nonché le strategie d ’intervento e le forme di trattamento. Al contempo, gli Autori non tralasciano l ’analisi degli sfondi culturali di cui la droga e il drogarsi sono diretta espressione, piuttosto che una causa. Chi fa uso o abuso di sostanze psicoattive, infatti, non solo obbedisce a esigenze compulsive di tipo fisico o psichico, ma è anche guidato da intenti diversi, legati al contesto di assunzione e al valore interpersonale e simbolico di tali sostanze. Insieme, viene anche posto in primo piano il movente psicologico di queste “relazioni pericolose” ,un aspetto su cui occorre riflettere a fondo, ossia la tossicofilia: quella particolare e intensa attrazione che le diverse sostanze esercitano su determinati soggetti e che costituisce il precursore di ogni forma di tossicodipendenza.


Recensione

Marco Inghilleri

Scritto per psicologi, medici e operatori del "settore" e destinato a chiun­que desideri un’informazione scientificamente qualificata, questo libro offre una trattazione dettagliata delle sostanze psicoattive più frequentemente usate, di cui considerano gli effetti principali e collaterali, sotto il profilo psicofarmacologico, quello socio-culturale e clinico, nonché le strategie di intervento e le forme di trattamento.
Rispetto alla letteratura presente sull’argomento, il libro si caratterizza es­senzialmente per tre sue diversità: 1) un’impostazione scientifica multifocale priva di qualsivoglia tentazione eclettica, libera da proposte morali e corre­zionali; 2) un’attenzione dedicata alle credenze, ai bisogni, alle illusioni e alle ragioni di coloro che fanno uso ed abuso di droghe, e ai loro rispettivi mondi culturali ed esistenziali; 3) una riflessione sulle "deformazioni" epistemologi­che facilmente rintracciabili nei discorsi sulla "tossicodipendenza".
Il comportamento umano, e a maggior ragione quello che definiamo sommariamente tossicodipendente, appartiene a molti domini della cono­scenza e nessuna disciplina, per quanto evoluta, può vantare un sapere pre­valente, né imporre i suoi metodi come unici ed esclusivi. Questa convinzione potrebbe apparire superflua od ovvia per i consensi che suscita, ma poi nella pratica è dimenticata, in particolare dagli psicologi e dagli psi­chiatri: "ogni sapere deve guardarsi dai propri dogmi, altrimenti finisce per avere l’età dei propri pregiudizi", vi si sostiene. Difatti, cosa si vede o si va­luta non solo è condizionato dalle convinzioni e dai procedimenti conoscitivi usati (il come), ma anche dall’esigenza di rispondere a una domanda norma­tiva e correzionale precostituita (il perché), in cui i giudizi di valore preval­gono su ciò che si conosce o si sa.
In questo manuale viene dato particolare rilievo alle proprietà psicofar­macologiche delle droghe e alla loro capacità di attivare e di disattivare certi meccanismi neurochimici: meccanismi e processi che vengono descritti accu­ratamente, per la loro rilevanza neurofisiologica, anche grazie alle scoperte di settore più recenti ed accreditate, evitando sia una prospettiva psicologizzante ed unilaterale sia un eccessivo entusiasmo per l’approccio neuroscientifico.
L’uso e l’abuso delle droghe ci pone di fronte a problemi che non pos­sono essere affrontati solo con il sapere del farmacologo o con le interpreta­zioni dello psichiatra e dello psicoterapeuta, né tantomeno con le volenterose opinioni prive di garanzie culturali e scientifiche di "direttori spirituali" o di operatori di comunità.
Nel coordinare e scrivere i contributi di questo volume, i Curatori hanno cercato di affrontare al meglio l’imbarazzante costrutto "Corpo-Mente", che sta dietro a molti dei problemi teorici attuali. Difatti, nonostante la crescita delle conoscenze, permane un’ampia zona in cui non è possibile trovare punti di corrispondenza tra i meccanismi neurofisiologici elementari e i comporta­menti socialmente significativi. I costrutti mentali e culturali di chi assume una sostanza psicoattiva non solo motivano all’uso di un certo tipo di so­stanze, ma influiscono in modo variegato sull’interpretazione dei loro effetti somatici. Per questo motivo, nel volume vengono differenziati due aspetti, da non considerarsi antitetici o integrabili, ma semplicemente complementari: la tossicofilia e la tossicodipendenza. Alla tossicofilia appartengono il valore e il significato che la droga e i suoi effetti assumono nella ricerca di una speci­fica percezione somatopsichica di Sé, adeguata alla produzione di un’identità personale socialmente situata e gratificante: identità psicologica talvolta mo­tivata dalla ricerca di un particolare senso da attribuire all’esistenza. Alla nozione di tossicodipendenza appartiene invece la condizione psicobiologica di necessità indotta dall’uso di una qualche sostanza psicoattiva.
L’originalità di questo libro è anche dovuta all’attenzione data al "tossi­comane", considerato non come tipo umano, come quadro nosografico o en­tità clinica, oggettivata nel suo "vizio", "sindrome" o "devianza", ma come protagonista di una particolare esperienza emotiva e cognitiva. Dal volume emerge infatti un’immagine del "drogato" che non è quella di un tipo umano necessariamente mosso da impulsi patologici, ma quella di una persona tra le tante. Infatti, la maggioranza degli esseri umani si concede, in modo occasio­nale o frequente, i servigi di qualche sostanza psicoattiva, alla ricerca di ef­fetti stimolanti, sedativi, euforizzanti o analgesici. "Questa evidenza, spesso rimossa, ci rende consapevoli che non siamo circondati da marziani", affer­mano gli Autori, "né da riproduzioni di noi stessi riuscite meno bene".
Per capire i molti aspetti dell’uso ed abuso delle droghe, i Curatori di questo volume hanno privilegiato un paradigma pluralista, che li studia come un prodotto collettivo storicamente e variamente codificato, governato da regole e soggettivamente interpretato. Il ricorso ad una prospettiva antropolo­gica, unitamente ad una più psicofisiologica, li ha condotti a valorizzare un punto di vista "semiotico": ottica che aiuta a capire quali significati possono essere introdotti dalle persone nella percezione di Sé, degli altri e del mondo, attraverso un gratificante stato di intossicazione.
In sintesi, questo manuale è stato suddiviso in tre parti. La prima foca­lizza l’attenzione sui processi di costruzione dei significati legati alle droghe e ai loro assuntori, indicando come questa "costruzione" riguardi non solo gli spettatori, ma anche gli attori, ossia i tossicomani. Attori capaci di manovrare gli effetti delle sostanze psicoattive al fine di dar vita a stati mentali corporei, adeguati all’identità e ai mondi che desiderano. A questo proposito viene accuratamente introdotto e analizzato il concetto di tossicofilia. La seconda parte, ove è stata privilegiata un’impostazione manualistica, è dedicata alle sostanze psicoattive. La terza parte è dedicata alle strategie di reazione so­ciale, ovvero alle forme di controllo e di prevenzione, alla valutazione critica delle possibili soluzioni, anche alla luce delle ricerche e delle esperienze di­sponibili e recenti. Il problema della "recidiva" e del "cambiamento" attra­versa tutti i capitoli e viene considerato diffusamente.
Personalmente, ho trovato veramente di grande interesse la distinzione operata dai Curatori tra Tossicofilia e Tossicodipendenza. "Se con il concetto di tossicofilia si restituisce la dovuta rilevanza ai pensieri e alle azioni fina­lizzate e consapevoli del tossicomane motivato alla ricerca di una ricompensa fisica e psicologica", vi si sostiene, "con il concetto di tossicodipendenza si fa riferimento al bisogno incoercibile e compulsivo di una droga, necessaria a mantenere un equilibrio fisiologico e a evitare i sintomi dovuti all’astinenza". Inoltre, del tutto apprezzabili sono anche da considerarsi le riflessioni epi­stemologiche che sottendono i vari studi pubblicati: riflessioni e questioni metateoriche la cui esplicitazione costituisce un valore aggiunto particolarmente significativo di questo libro.


Recensione

Maurizio Crispi

Il volume, di recente pubblicato nella collana di psicologia della UTET Libreria e nato grazie al contributo di diversi Autori che hanno fatto tutti parte del Gruppo di ricerca sulle devianze e dipendenze del Dipartimento di Psicologia generale dell’Università degli Studi di Padova o ne sono stati collaboratori, malgrado la ricchezza e la variegatura del panorama di pubblicazioni sul tema delle droghe e delle dipendenze, non è affatto superfluo, come tengono ad affermare i suoi curatori e si presenta, pur nel rigore e completezza della sua trattazione con un carattere di indubbia novità. Scritto per psicologi, medici e operatori del settore, e destinato a chiunque desideri un’informazione scientificamente qualificata, questo testo offre una trattazione dettagliata delle sostanze psicoattive più frequentemente usate, di cui considera gli effetti principali e collaterali, sotto il profilo psicofarmacologico, sociale e clinico, nonché le strategie d’intervento e le forme di trattamento. Sono tre gli aspetti fortemente qualificanti che emergono immediatamente dalla lettura dell’opera. Il primo è dato da un’impostazione scientifica “multimodale”, libera da proposte morali e correzionali che, spesso fondate su opinioni e su ideologismi di cifra fondamentalista, tendono a sacrificare la molteplicità dei punti di vista, d’obbligo invece quando si tratta di comportamenti umani: si tratta, dunque, di un approccio pluralista ai temi complessi delle dipendenze che – come ogni comportamento umano – non possono soggiacere ad interpretazioni univoche (anche di quelle con pretesa di scientificità) e che devono essere necessariamente trattate come un prodotto collettivo storicamente codificato, governato da regole e soggettivamente interpretato. In relazione a ciò, nel volume si è dato ampio spazio non solo agli antecedenti storico-sociali delle tossicodipendenze (TD), ma anche alla loro dimensione culturale e antropologica, nello sforzo di comprendere i diversi modi in cui gli esseri umani collochino l’uso di droghe nelle loro vite. La trattazione classica delle sostanze e dei trattamenti che occupa i capitoli centrali del volume è connotata dal tentativo – peraltro riuscito - di tenere conto della complessità per sfuggire agli imbuti concettuali determinati dall’applicazione rigida di griglie di lettura univoca dei fenomeni correlati all’uso di sostanze, sia che si tratti dell’impostazione neuro-scientifica e neuro-fisiologica, dell’impostazione psico-dinamica individuale o sistemica o del modello peccato/redenzione propria dell’universo educativo/correzionale. Il secondo aspetto di novità, rispetto ad altri testi di contenuto analogo. è dato dall’attenzione che gli autori dei diversi contributi hanno voluto dedicare al sistema di credenze e di convinzioni, alle illusioni e alle ragioni, ai rispettivi mondi culturali ed esistenziali non solo di chi faccia uso e abuso di droghe, ma anche degli “altri”, cioè dei non consumatori. È cura degli autori – che in ciò si rifanno ad una vecchia distinzione terminologica, ancora rintracciabile in alcuni dei primi testi pubblicati in Italia sulle TD (tra cui il compianto Arnao) – distinguere tra tossicofilia e tossicomania. Nel concetto di tossicofilia possono collocarsi tutti quegli aspetti legati all’attribuzione di valori e di significati, che ciascuno attribuisce ad una singola sostanza psicoattive, nella ricerca di particolari percezioni somato-psichiche del sé e per la costruzione d’identità personali gratificanti. Questi aspetti vengono particolarmente sviluppati nei primi tre capitoli, con una specifica trattazione dei fenomeni che concorrono alla costruzione sociale del tossicomane: anche se il riferimento alla psicologia dei costrutti personali non è mai esplicita, mi sembra che gli autori abbraccino in modo forte l’assunto epistemologico secondo cui il modo in cui sono lette le TD è il più delle volte un costrutto, così come viene in generale a configurarsi l’agire umano nelle sue più diverse manifestazioni. Nel concetto di tossicodipendenza, invece, rientrano tutti quegli aspetti correlati alla condizione psico-biologica di necessità indotta dall’uso reiterato di una o dell’altra sostanza psicoattiva. Infine, negli ultimi capitoli attraverso una rassegna sulle strategie d’intervento, cui sono sottese specifiche filosofie di cura delle TD, si intravedono due enunciati, che – in un periodo in cui in Italia si assiste ad un forte rigurgito delle ideologie a tolleranza zero nei confronti dei tossicodipendenti – vanno fortemente sottolineate e apprezzate: emerge, innanzitutto, un’immagine di “drogato” che non è necessariamente quella di un tipo umano determinato nel suo agire soltanto da impulsi patologici, ma di una persona tra le tante; in secondo luogo, ma proprio perché il tossicomane non è un “marziano”, un diverso da correggere oppure da sorvegliare e punire (per utilizzare l’incisiva espressione foucaultiana che fa riferimento ai sistemi di cura che nascono dall’esigenza della repressione e del controllo), viene più volte evidenziato che l’uso e l’abuso di droghe non possono essere affrontati soltanto con il sapere del farmacologo o del neurofisiologo, oppure con le interpretazioni dello psichiatra e dello psicoterapeuta, né tantomeno con le volenterose opinioni di “direttori spirituali” e di operatori di comunità. Questo, quello della riflessione epsistemologica e della necessità di un paradigma unificante che consenta di effettuare a pieno tondo la lettura di un fenomeno complesso, com’è quello delle TD, rappresenta il terzo aspetto di novità di quest’opera. Questo volume, dunque, non può che essere il benvenuto, se con le sue caratteristiche può rappresentare uno stimolo in più in un percorso di revisione di un sistema d’approccio alle TD che, malgrado gli sforzi di molti direttamente coinvolti nell’operatività quotidiana, continua ad essere fortemente ideologizzato ed impregnato di pregiudizi, con un confronto tra rappresentanti del mondo accademico a volte troppo immersi nel paradigma scientifico, direttori di comunità che continuano a proporre modelli salvifici di tipo carismatico-fideistico e politici intrisi di pregiudizi e del tutto ignari, in buona o mala fede che sia, di una visione più articolata di questo fenomeno.